Ha camminato sulle strade polverose della Palestina, vivendo appieno la vita fatta di momenti lieti, ma anche di esperienze di buio e di contraddizione. Ha vissuto le feste e i pellegrinaggi che ogni pio israelita compiva durante l’anno; ha lavorato come tutte le donne del suo tempo, nella quotidianità feriale dei giorni che si rincorrevano, l’uno con l’altro. Ha visto partire il Figlio per la sua missione, sapendo che questa lo avrebbe portato in alto, molto in alto: lo avrebbe messo su un trono, anche se nessuna madre avrebbe mai augurato al proprio figlio un trono scomodo e doloroso come quello.

Lo ha visto un mattino pieno di luce nuova, quando tutti gli altri avevano perso la speranza, e in quella notte di attesa l’unica lampada accesa era stata la sua.

E poi, anni di silenzio, di quotidianità impastata di nostalgia per orizzonti di cielo che attendevano soltanto di realizzarsi anche per lei.

“Ti saluto, o piena di grazia. Hai calcato la terra e ne hai conosciuto la gloria e il dolore. Adesso per te è tempo di andare altrove, verso altri prati e contemplare altre primavere; lì c’è Lui che ti aspetta, per dare compimento ad un affetto ed un amore a cui ormai solo l’eternità può dare pienezza”.

Buona solennità dell’Assunzione – la fraternità di Rovio

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