Carissimi amici della Fraternità di Rovio,

oggi, domenica 7 maggio celebriamo la IV domenica di Pasqua, detta anche del buon Pastore. È, infatti, la domenica in cui si legge il brano del vangelo di Giovanni in cui Gesù si definisce, per l’appunto, il pastore buono e la porta attraverso la quale passano le pecore. Cosa mai possono significare per noi, uomini di oggi, queste espressioni di Cristo? Noi siamo persone emancipate, indipendenti e libere… Certamente non è proprio un complimento, nel nostro linguaggio e nella nostra cultura, dire di far parte di un gregge e di dipendere da un pastore. Non è forse segno di debolezza? L’immagine del gregge e del pastore, dunque, richiama nella nostra mente significati che difficilmente vorremmo vedere attribuiti alle nostre persone. Noi che siamo così liberi e capaci di guidare la nostra vita come meglio crediamo. Eppure… ci sono dei momenti, soprattutto quando siamo da soli e in silenzio, lontano dalle scene nelle quali recitiamo e impersoniamo l’immagine dei duri e dei decisi, quei momenti nei quali caliamo giù la nostra maschera e ci permettiamo il lusso di sentirci vulnerabili, proprio lì ci rendiamo conto che nel nostro cuore abita una grande nostalgia. È proprio così: è la nostalgia di quello a cui abbiamo rinunciato per convincere gli altri – e forse anche noi – che siamo capaci di bastare a noi stessi. Sentiamo che ci manca qualcuno a cui fare riferimento: qualcuno, cioè, con il quale non dobbiamo dimostrare niente se non che anche noi siamo fragili e spesso impauriti… Qualcuno a cui dire che abbiamo bisogno di sentire, soprattutto quando il freddo della paura o dell’ansia attanaglia il nostro cuore, una voce amica che ci conforti e ci indichi la strada. Abbiamo bisogno di sentire la mano forte di qualcuno che ci prenda per mano e che ci guidi per i sentieri della vita, che spesso sono così difficili e erti. Gesù è proprio il buon pastore, la porta santa attraverso la quale entriamo nella conoscenza dell’amore misericordioso del Padre. Non dobbiamo affatto avere paura di Lui: Egli ci prende sulle sue spalle e ci porta, felice e pieno di gioia, dinanzi al Padre tutte le volte che ci perdiamo, per farci avvertire l’indicibile bellezza di essere, ancora una volta, perdonati e accettati così come siamo. Perché Lui è l’amico, il pastore, la porta che per noi è sempre aperta.

La Fraternità di Rovio

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