C’era una volta un bambino,

il quale aveva gli occhi azzurri come il cielo e i capelli biondi, proprio come il colore del grano.
Questo bambino non era come tutti gli altri: aveva un cuore così pulito che sembrava di cristallo, e lui vedeva cose che gli altri bambini non vedevano affatto. Siccome aveva gli occhi e il cuore pulito, ogni pomeriggio un angelo gentile lo andava a trovare: si divertivano un sacco a giocare ad acchiapparella, a nascondino, e la sua mamma non capiva come mai dalla stanza del bambino arrivassero sempre grandi risate, urla e schiamazzi divertiti. “Giochi di bambini”, pensava tra sé la sua mamma: eppure proprio non riusciva a spiegarsi come facesse suo figlio a divertirsi così tanto. Lei non sapeva il suo segreto! L’angelo gentile era il miglior amico del bambino con i capelli color del grano, e loro due passavano tanto tempo assieme. A volte non giocavano, ma parlavano molto. Erano discorsi di bambini, ovvio! Eppure, sembrava che l’angelo gentile non si stancasse affatto di rispondere a quelle domande che il bambino gli porgeva: domande ora semplici ed ingenue, ora profonde come il mare. Perfino l’angelo a volte si stupiva della profondità delle domande che un bambino così piccolo riusciva a formulare: una volta gli aveva persino chiesto com’era il posto da cui lui veniva… L’angelo, con grande affabilità, gli aveva spiegato che un giorno ci sarebbe arrivato anche lui, se voleva. Ma doveva camminare molto, doveva attraversare tante terre e doveva andare senza mai fermarsi, fino a che sarebbe stato pronto per andare in quel luogo così bello dal quale proveniva l’angelo gentile.
Il bambino era così affezionato al suo amico alato, che un giorno gli disse che gli doveva chiedere una cosa. L’angelo si fece attento e pronto alla richiesta del bambino, e questi, disse con grande serietà e solennità: “Promettimi che non mi lascerai mai, e che saremo sempre amici! Promettimi che un giorno mi porterai dove sei tu!”.
L’angelo gentile ci pensò su un attimo, e poi gli disse: “Va bene, te lo prometto. Però, prima che questo accada, tu dovrai conoscere due cose. Dovrai viverle in profondità, e soltanto allora, quando il tuo cuore avrà conosciuto davvero fino in fondo queste due cose, potrai venire con me!”.
“Cosa debbo conoscere?”, disse serio e attento il bambino all’angelo gentile.
“Lo capirai, stai tranquillo”, disse l’angelo accarezzandogli la i capelli color del grano, e sorridendo amabilmente.
Gli anni passarono e il bambino crebbe: prima studiò, e poi iniziò a lavorare. Man mano che cresceva conobbe tanti amici e tante persone a cui imparò a voler bene; nel profondo del suo cuore, però, era un po’ dispiaciuto: era da tanto oramai che il suo amico – l’angelo gentile – non si faceva più vedere. Forse – pensava tra sé – è perché quando si diventa grandi non si ha più tanto tempo per giocare a nascondino o acchiapparella, o a moscacieca? Forse che il suo amico aveva trovato un altro bambino con cui giocare? Chissà, pensava tra sé.
Un giorno, il bambino con i capelli color del grano – che intanto era cresciuto ed era diventato adulto – incontrò una bellissima Signora. Questa Signora gli parlò con voce talmente materna, che il bambino rimase completamente rapito da lei. Lei gli parlò di suo Figlio, dell’amore vero, delle cose che davvero sono importanti nella vita, e in più gli fece scoprire qualcosa che non aveva mai sperimentato: era una sete. Proprio così, era una sete di infinito, proprio come il cielo che aveva nel colore dei suoi occhi, e in più un desiderio di far conoscere a quante più persone possibili la bellezza di quell’amore di cui la Signora parlava con tanta delicatezza e affetto, quando gli parlava di suo Figlio.
Il bambino, dopo un po’ di tempo, decise di lasciare tutto: il lavoro, la casa, gli amici, tutto quello a cui teneva di più, perché voleva parlare a tutti di quell’amore che lui per primo aveva sperimentato e che la Signora gli aveva fatto conoscere.
Allora si ricordò le parole dell’angelo gentile: “Ecco cosa voleva dire il mio amico! – disse tra sé il bambino – Dovevo conoscere l’amore, quello così bello e così grande che allarga gli orizzonti del cuore e lo rende casa in cui può abitare Dio e tutti quanti! E ora, chissà cos’altro mi manca perché la promessa dell’angelo si avveri!”.
Gli anni passarono ancora. Il bambino compì 63 anni; però il suo cuore era rimasto pulito e limpido come il vetro.
Un giorno, si accorse che qualcosa non andava: cominciò a stare male… Dovette persino rinunciare ad uno dei suoi bellissimi occhi azzurri come il cielo, ma si accorse di una cosa: che nonostante ci vedesse di meno con gli occhi, con il cuore ci vedeva ancora meglio e riusciva a vedere ancora di più cose che gli altri non potevano vedere. Comprese che poteva vedere la paura, l’ansia, ma anche la speranza, la gioia e i desideri profondi delle persone che si avvicinavano a lui: e il bambino capì che quello era il regalo più grande che poteva ricevere. E mentre pian piano la vita lo lasciava e lui diventava sempre più debole, si ricordò delle parole del suo amico, l’angelo gentile: “Adesso ho capito cosa mi mancava: era il dolore!”. Era questa la seconda cosa che doveva ancora sperimentare, e lui l’aveva provata fino in fondo.
Una sera, quando ormai era davvero tanto debole e faceva persino fatica a respirare, provò una grande nostalgia per il suo amico, l’angelo gentile. Pensò tra sé – perché ormai non aveva più nemmeno la forza di parlare – che sarebbe stato bello se fosse venuto a trovarlo almeno un’altra volta. Del resto, glielo aveva promesso tanti anni prima! E proprio mentre questo desiderio si faceva sempre più forte nel suo cuore, vide una grande luce nella sua cameretta: era proprio lui! L’angelo gli disse: “Ciao, caro amico! Hai visto le due cose che ti avevo detto?”. E lui gli disse: “Credo di sì: ho scoperto l’amore più grande, e per quello ho cercato di vivere, e ho scoperto anche il dolore che purifica e che dà la vita, e per quello sto morendo proprio adesso…”.
L’angelo si chinò accanto a lui e gli carezzò il viso; poi gli prese la mano e a quel punto – cosa davvero straordinaria! – il bambino non sentì più né dolore né paura. Si alzò, pieno di forza e di felicità: l’angelo gli prese la mano e insieme volarono via, su nel cielo per giocare ancora, come una volta, a nascondino, a moscacieca e ad acchiaparella…
Se fate un po’ di silenzio ed ascoltate, potete persino sentire le risate del bambino con i capelli color del grano, che tutto divertito gioca per sempre con il suo amico, l’angelo gentile.

Ciao Gabriele
La tua Fraternità

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