C’è una bella differenza tra vedere e non vedere. Il punto, evidentemente, non è se e quanto i nostri occhi funzionano correttamente oppure no; si tratta, in effetti, di cogliere il senso reale delle cose per quello che sono, così come Dio ce lo rivela. Il fatto è che spesso vorremmo che Dio dicesse ciò che vogliamo noi, o che confermasse certe nostri modi di vedere la vita. Siccome Dio non sottostà alle nostre logiche, solitamente le scardina e manda all’aria i nostri piani. E qui ci si trova ad un bivio: o si accoglie questa logica, e si entra in un modo di vedere completamente nuovo, oppure ci si arrocca su posizioni preconfezionate nelle quali, però, la logica di Dio c’entra ben poco: allora si resta ciechi, per di più convinti di vedere. E’ proprio quello che succede nel brano della guarigione del cieco nato, che ci viene raccontata dall’evangelista Giovanni e che abbiamo ascoltato nella liturgia della parola di domenica scorsa.
Il cieco viene guarito da Gesù e pian piano, ma progressivamente, comincia a comprendere la realtà: quell’uomo che lo ha guarito non gli ha semplicemente sistemato gli occhi, ma ha fatto molto di più. Gli ha permesso di capire chi sia davvero la luce del mondo, per poter credere con tutto il suo cuore.
I farisei, invece, quante domande! Di fronte alla testimonianza dell’ex cieco cercano in tutte le maniere di trovare conferme alla loro idea: Gesù è un peccatore, quindi uno che non può venire da Dio. Questo semplicemente perché non si non si fanno miracoli in giorno di sabato: le loro domande sono sterili e senza nessun desiderio di arrivare a capire la verità. Proprio per questo, in maniera sottilmente ironica, il cieco (non più cieco) diventa l’inconsapevole maestro di tutti coloro che si sentono maestri, ma che in realtà dimostrano di essere davvero ciechi.
Vederci, dunque, significa accogliere Gesù, che è la luce del mondo. E noi, quali domande ci stiamo ponendo in questo periodo? Sono domande generatrici di fede, come quelle che si pone l’ex cieco e che alla fine gli fanno vedere la realtà dell’amore di Dio? Oppure vorremmo soltanto che Dio desse ragione alle nostre sterili e noiose domande di senso, quando in realtà non abbiamo nessuna voglia di ascoltare la risposta?
La fraternità di Rovio

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